Ci sono giorni in cui le emozioni sembrano arrivare tutte insieme. L'ansia accelera il respiro. La rabbia occupa ogni pensiero. La tristezza rende pesanti anche i gesti più semplici. La paura ci invita a tornare indietro.
In quei momenti è naturale desiderare una sola cosa: che tutto finisca il prima possibile. Vorremmo spegnere ciò che proviamo. Controllarlo. Allontanarlo. Distrarci abbastanza da non sentirlo.
Eppure le emozioni non sono interruttori. Più cerchiamo di combatterle come se fossero nemiche, più rischiamo di entrare in una lotta continua contro una parte della nostra stessa esperienza.
Un percorso psicologico non ha l'obiettivo di eliminare le emozioni, ma di imparare a riconoscerle, accoglierle e attraversarle senza esserne travolti.
Non tutte le tempeste possono essere evitate
La vita non ci permette di scegliere tutto ciò che incontreremo. Esistono perdite, cambiamenti, delusioni, fallimenti, conflitti, momenti di incertezza.
La sofferenza fa parte dell'esperienza umana. Questo non significa rassegnarsi: significa smettere di pensare che stare bene voglia dire non provare mai emozioni difficili.
Le emozioni hanno qualcosa da raccontare
Ogni emozione porta con sé informazioni:
- la paura può segnalarci un pericolo o qualcosa che percepiamo come minaccioso;
- la rabbia può emergere quando sentiamo che un confine è stato superato;
- la tristezza può accompagnare una perdita o il bisogno di fermarsi;
- l'ansia può comparire quando ci sentiamo esposti all'incertezza.
Questo non significa che ogni emozione descriva perfettamente la realtà. Possiamo avere paura anche quando non siamo realmente in pericolo. Possiamo sentirci inadeguati senza esserlo. Possiamo percepire una situazione come insostenibile e scoprire, nel tempo, risorse che non sapevamo di avere.
Tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo può esistere uno spazio. Ed è proprio in quello spazio che può iniziare il cambiamento.
La metafora del bambù
Il bambù è spesso utilizzato come immagine di flessibilità e resilienza. Quando il vento soffia con forza, non tenta di diventare più rigido della tempesta: si piega, asseconda temporaneamente la pressione. E proprio perché è capace di flettersi, può tornare alla propria posizione quando il vento si placa.
La rigidità non sempre è sinonimo di forza. A volte la vera forza consiste nella capacità di attraversare ciò che accade senza spezzarsi nel tentativo di impedirlo.
Essere resilienti non significa non soffrire, né sorridere sempre, né trasformare ogni esperienza dolorosa in una frase motivazionale. La resilienza è qualcosa di più profondo: la possibilità di restare in contatto con se stessi anche nei momenti difficili, di adattarsi senza perdere la propria direzione, di chiedere aiuto quando necessario.
Quando evitare le emozioni diventa una prigione
Esistono molti modi per evitare ciò che sentiamo: riempire ogni minuto della giornata, lavorare continuamente, rimandare situazioni che generano ansia, dire sempre «sto bene».
Alcune strategie possono offrire sollievo nel breve periodo. Ma, nel tempo, l'evitamento può restringere progressivamente la nostra vita. Ne parlo anche a proposito delle trappole mentali.
Accettare non significa approvare
Accettare un'emozione non significa desiderarla, né arrendersi, né considerare giusta una situazione ingiusta. Significa riconoscere ciò che, in questo momento, è presente.
Una vita orientata dai valori, non dalla paura
«Che tipo di persona desidero essere?» «Che cosa conta davvero per me?» «Quali relazioni voglio costruire?» «Verso cosa desidero muovermi?»
Il coraggio non è assenza di paura: è movimento in presenza della paura.
Come il bambù, possiamo imparare a fletterci senza considerarci deboli. Possiamo attraversare il vento senza pretendere che non esista. Vivere pienamente non significa aspettare che ogni tempesta finisca: significa imparare a non perdere noi stessi mentre la attraversiamo.
Se senti che le emozioni ti stanno travolgendo, un percorso di sostegno psicologico può aiutarti ad attraversarle: contattami per un primo colloquio gratuito.